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Gender Equality: parola ai Junior Entrepreneur

Una chiacchierata virtuale con due Alumni del nostro Network sul tema del Gender Equality.

” Raggiungere la cooperazione internazionale … nel promuovere e incoraggiare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione”.

L’Articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite, adottata dall’Assemblea Generale il 10 dicembre 1948, oggi più che mai sente la necessità di essere difeso e valorizzato, perché talvolta svuotato del suo significato più puro.

Il diritto d’uguaglianza è il pilastro portante per la creazione di società pacifiche fondate su meritocrazia, solidarietà, prosperità e sostenibilità; diffondere un’attitudine inclusiva e tollerante potrebbe essere una soluzione per rafforzarlo ed eliminare stereotipi e pregiudizi.

Tocca a noi, ragazze e ragazzi, leader del futuro agire per affermare la parità dei diritti umani e l’empowerment femminile in tutto il mondo!

La metà della popolazione mondiale è formata da donne e ragazze la cui emancipazione assoluta stimolerebbe produttività e grande crescita economica e aprirebbe un confronto costruttivo su modelli e approcci complementari o alternativi.
In questi ultimi decenni abbiamo iniziato a intravedere notevoli progressi a supporto del gender equality:

  • attuazione di 247 riforme legislative e legali in 131 Paesi
  • aumento delle ragazze che frequentano la scuola
  • diminuzione della mortalità delle mamme del 38%
  • diminuzione dei matrimoni forzati e infantili
  • crescita del numero di donne che ricoprono posizioni di leadership e prestano servizio in parlamento.

Orgogliosi di ciò, siamo comunque consapevoli che la strada da percorrere per raggiungere l’assoluta parità di genere è ancora molto lunga e tortuosa. Ma accettiamo la sfida delle Nazioni Unite per raggiungere insieme, entro il 2030, l’Obiettivo 5: Parità di Genere. 

Raggiungere l’uguaglianza di genere e responsabilizzare tutte le donne e le ragazze”

Gender Empowerment, parola ai Junior Entrepreneur

Abbiamo voluto confrontarci sul tema gender equality e women’s empowerment con due Alumni del nostro Network che, come la maggior parte di ragazzi e ragazze, usciti dall’università si sono lanciati con coraggio nell’intricato mondo del lavoro, motivati da obiettivi ambiziosi.

Erika Andreetta, fondatrice di JEst nel 1993, attualmente membro dell’Advisory Board di JE Italy, dal 2016 lavora come Partner presso PwC Italia, specializzata in Retail & Consumer Goods, con particolare interesse nell’industria fashion e luxury del panorama italiano ed europeo.

Christian Christodulopulos, parte dell’Advisory Board di JE Italy dal 2016, è stato membro del Board di JEME Bocconi, Vicepresidente e Presidente di JE Italy. Oggi è Partner presso Long Term Partners / OC&C, una società di consulenza strategica internazionale, e vanta di una carriera decennale nel settore dell’advisory in campo finanziario (Mergers & Acquisitions) e industriale (Strategy, Due Diligence).

 

Partiamo da una citazione. Nel 1946 Simon De Beauvoir affermó: “Donne non si nasce, si diventa”. Cosa pensate di questa affermazione? E come la contestualizzereste nel mondo di oggi e nel settore dell’imprenditorialità? 

 

ERIKA:

Rispondo a questa citazione con una frase di Eleanor Roosevelt:

“La donna è come una bustina di thè: non scopri come è veramente fino a che non la metti nell’acqua bollente. “

Il contesto lavorativo attuale penalizza la figure professionale femminile, che nonostante sia allo stesso livello dell’uomo deve dimostrare sempre di più. Le donne nel mondo imprenditoriale sono in costante aumento, tuttavia la battaglia è ancora in corso, soprattutto qui in Italia dove le differenze di genere sono molto influenti.

CHRISTIAN:

Tutti noi giochiamo un ruolo rilevante nella crescita professionale delle donne. Nell’attuale periodo storico, crescere come donna significa:

  • Emergere attraverso qualità innate (sensibilità, empatia, forza, percezione del rischio, multitasking, proattività, intraprendenza, etc…) e capacità acquisite con l’esperienza.
  • Scegliere come mentore un leader nel quale ci si rispecchia senza imitare necessariamente modelli maschili. Avere il coraggio di rischiare ed essere se stesse.
  • Favorire e incrementare la collaborazione e la solidarietà tra donne.

Si diventa donna quindi, quando si è confidenti nelle proprie peculiarità, consapevoli delle proprie capacità ed aperte nel riconoscere potenzialità in altre donne.

 

Empowerment professionale e self-empowerment, quali obiettivi porsi per raggiungerli e quali strumenti usare? Ci raccontate la vostra esperienza?

 

ERIKA:

Ritengo che sia importante darsi prima degli obiettivi di vita come persona e poi concentrarsi su quelli di crescita professionale.
Il self empowerment, potenziamento personale, è fondamentale!

Nel mondo del lavoro noi donne tendiamo a essere proattive e a voler dimostrare sempre di più. Conosciamo bene i nostri limiti e abbiamo una maggiore consapevolezza di noi stesse.

Durante il percorso di educazione e formazione mi sono sempre posta obiettivi importanti che, alcuni nei tempi prestabiliti e altri no, sono sempre riuscita a raggiungere.

I ritardi talvolta sono stati causa di demotivazione, ma ora ripensandoci sono convinta che la crescita personale viene prima di quella professionale. L’importante è essere consapevoli e consci di sé, vivere esperienze e mettersi continuamente in discussione.

È altresì prezioso avere dei collaboratori con modi di pensare e agire diversi dai nostri e accogliere le discussioni come momento di confronto e scambio.

Cambiare idea è sintomo di intelligenza e favorisce la crescita, non abbiate paura di farlo!

CHRISTIAN:

“The difference between success and failure is that who succeed tries harder”

Il mondo delle JE è una fantastica palestra di empowerment perché permette ai Junior Entrepreneur di confrontarsi con sfide superiori alla propria seniority e nel giro di 2-3 anni testare le proprie soft e hard skills ricoprendo alte cariche. Io ho sviluppato tecniche di problem solving e acquisito la fiducia che mi ha permesso poi di lanciarmi in attività più imprenditoriali.

Alle donne suggerisco di non porsi limiti e cercare sfide sempre più grandi, non ci sono “gaps” se non quelli che ci pone come limiti e quelli legati alle sfide che non si ingaggiano. Il risultato sarà sorprendente!

 

Quanto è preziosa la leadership femminile in un’impresa? Che valore ha?

 

ERIKA:

La leadership femminile in un team d’impresa è fondamentale, soprattutto in momenti in cui è necessario pensare in maniera strategica e non tattica. Ritengo che la donna sia più creativa e meno schematica, propensa a ricercare soluzioni percorrendo vie strategiche e fuori dagli schemi.

Il distanziamento sociale e la crisi economica dell’attuale periodo storico stanno segnando emotivamente e psicologicamente tutti gli individui. I sentimenti diffusi di paura e incertezza del domani, se trasformati in idee creative e funzionali possono risultare un’arma vincente.

Mi preme raccontare un aneddoto. A fine febbraio, ogni giorno alle 18:00 in punto guardavo il bollettino dei contagi. Al che un giorno decido di compiere un gesto molto semplice: scrivo e pubblico un post sui canali social, in cui invitavo gli utenti a fare squadre e pensare a soluzioni pratiche per sostenere le strutture ospedaliere impegnate in prima linea nella lotta contro il Covid-19. Poco dopo il post è stato ricondiviso da Chiara Ferragni e il risultato è stato straordinario: 400 aziende del settore moda e tessile hanno deciso di collaborare riconvertendo la loro produzione in mascherine e camici chirurgici.

Il mio desiderio di agire per dare un contributo volontario e aiutare la società ha generato un nuovo grande network a sostegno della sanità.

 

CHRISTIAN:

Nell’atto del decision making, possiamo scegliere tra due tipologie di decisioni:

  • una efficiente dal punto di vista del processo decisionale
  • una efficace in prospettiva del risultato.

La prima è chiaramente la decisione individuale anche se prevede, in alcuni casi, l’approvazione aprioristica di altri soggetti. In questa occasione è raro che un leader cerchi personalità, punti di vista e mentalità differenti dalla propria.

La decisione efficace invece richiede una pluralità di opinioni, background culturali e conoscenze, che vanno al di là della sola differenza di genere. La discussione è efficace se formata da teste differenti, perché favoriscono un approccio dinamico alla crescita dell’azienda in determinati contesti storici e temporali. Le differenze sono fondamentali per prendere decisioni efficaci.

Il tema non è dunque il genere, bensì  il business: coinvolgere il punto di vista femminile senza una preventiva chiarezza dell’obiettivo decisionale (efficienza o efficacia), seppur giusto da un punto di vista etico, rischia di non essere incisivo.

Le donne hanno qualità uniche da integrare e aggiungere a quelle maschili. Quali sono è noto:

  • maggior sensibilità ed empatia (verso il cliente, fornitore o la società nel suo complesso, che evita potenziali errori, ad esempio soprattutto in un periodo di maggiore attenzione ai temi ambientali e di sostenibilità);
  • diversa percezione del rapporto rischio/beneficio che garantisce decisioni più ponderate e rilevazione più tempestiva dei problemi;
  • gestione efficiente del tempo e del lavoro;
  • tenacia e propensione a combattere tutte le battaglie che ritengono corrette piuttosto che lasciar correre per quieto vivere;
  • attenzione e precisione nel lavoro;
  • multitasking.

Guadagnarsi la leadership significa conquistare la fiducia e il rispetto dei collaboratori, indipendentemente dal sesso.

 

Per noi giovani ambiziosi, in bilico tra sogni e realtà, voi rappresentate dei role model da seguire e a cui ispirarsi. Cosa vi sentite di consigliare?

 

ERIKA:

Mai mollare! Credete nei vostri sogni e usate con intelligenza e originalità gli strumenti che avete a disposizione, tra tutti i social network, canali potenti e preziosi per la costruzione di Network e la creazione di opportunità.

Ora mi rivolgo in particolar modo alle mie colleghe donne: abbiate il coraggio di mettervi in gioco, sempre. Rischiate e provate a far convivere famiglia e carriera lavorativa. Perché rinunciare a una parte di noi?

Lasciatevi aiutare, chiedere aiuto è sinonimo di umiltà e forza. Lì fuori c’è sempre qualcuno disposto a darci una mano.

 

CHRISTIAN:

Lasciatevi ispirare come me dal messaggio di Jack Ma:

“Quando hai dai 20 ai 30 anni, dovresti seguire un buon capo ed entrare a far parte di una buona azienda per imparare a fare le cose correttamente.
Quando hai dai 30 ai 40 anni, se vuoi fare qualcosa da solo, fallo e basta. Puoi ancora permetterti di perdere e di fallire.
Quando hai dai 40 ai 50 anni, il mio suggerimento è che dovresti fare le cose in cui sei bravo.
Quando hai dai 50 ai 60 anni, dedica del tempo alla formazione e allo sviluppo dei giovani, la prossima generazione”.

Cercate dei mentor informali al di fuori del vostro ambito familiare/aziendale che vi supportino e guidino nel fare le scelte giuste e soprattutto dettate dalla vostra sensibilità.

Per questo vi dico: scegliete il percorso/stile con attenzione e restate costanti. È premiante nella carriera e fuori.

 

Ringraziamo Erika e Christian per il tempo dedicato, gli ottimi spunti di riflessione e i preziosi consigli!